Federico D'Ambrosi

Federico d’Ambrosi ci porta “dentro il buio”, il buio che precede la luce, in una dimensione astratta, incorporea, e lo popola con un suono che trascende la mente.
L’esperienza di musicista e di scenografo si uniscono all’animo di artista per condurci in una dimensione oltre.
In “MEDUSA” cancella il senso del tempo, i capelli della figura mitologica che si immobilizzano e si pietrificano imprigionati dal quarzo, diventano la sconfitta del passare dei giorni. E il quarzo è l’antitesi e la provocazione contro “l’inutilità del tempo relativo” quello degli orologi ( al quarzo) e non delle emozioni.
E sempre al buio “SORTI BIANCHE” ci porta in un mondo “terreno” di scarti e residui industriali simbolo di lavori perduti che vengono trasfigurati nel sogno di una società migliore. Di nuovo come in “ MEDUSA” il tempo si è fermato in un nuovo rimando al mondo classico. I fili delle Parche, sospesi nel vuoto e non recisi, diventano il segno dell’attesa come dell’aurora dopo la notte. Sono il simbolo di una paziente speranza verso una realtà più “illuminata” e civile.
In “TANGOS” la milonga è il centro concettuale dell’opera. Sempre al buio le sedie, tutte diverse l’una dall’altra, diventano il simbolo di una identità da definire o da recuperare come quella degli immigrati italiani in Argentina che inventano il tango “ il pensiero che si balla” e, come scrive Enrique Santos Discepolo “ … è un pensiero triste” . Il pc incassato nel pavimento è il simbolo della ricerca che va sempre avanti come il “ tango elettronico” che ha superato l’ultimo “tango nuevo”. E come nel web il significato originario si dilata, si annulla negli innumerevoli richiami di Google e ci si domanda: “ questo futuro-presente ci controlla o sapremo gestirlo?”. L’identità degli immigrati, delle sedie diverse una dall’altra, delle nostre menti così felicemente proiettate nel futuro, hanno superato la pietrificazione dello sguardo di Medusa, il potere delle Parche di recidere il filo, e si volgono verso altre dimensioni dove il tempo, anche quello musicale presente nell’opera, non è più relativo ma assoluto.
E il viaggio di questa mostra di Federico “sorprendentemente” finisce nel cosmo come invece avremmo dovuto prevedere.
“LOADING” è un’opera pittorico-fotografica, uno stargate, un grande GIF che ci trasporta ancora nel buio quello, per noi uomini della Terra, assoluto ma invaso da miriadi di punti luce, lontani, magici, onirici. E ci troviamo a viaggiare nel cosmo, apparentemente immobile, e ci immergiamo nei nostri sogni di “fanciullini” mentre i corpi stellari ci sfiorano e ci illuminano di luce e di sogni. Ancora una volta il tempo diventa assoluto, ci trasporta in una dimensione nuova, annulla i nostri riferimenti mentali e ci proietta nel buco nero dell’energia degli universi.
Siamo nel futuro prossimo.

Patrizia Molinari